Marcher sur l'eau
Marcher sur l’eau - Abowe Water
Genere: documentario
Anno: 2021
Durata: 89’
Regista: Aïssa Maïga
Paese: Francia, Belgio
Interprete principale: Houlaye
Altri interpreti: gli abitanti del villaggio di Tatiste in Niger
Sceneggiatura: Aïssa Maïga, Ariane Kirtley
Montaggio: Isabelle Devinck, Linda Attab
Produttore: Yves Darondeau, Emmanuel Priou
Coproduttore: Raphael Perchet, Jean-François Camilleri, Serge Hayat
Musica: Uèle Lamore
Fotografia: Rousslan Dion
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Fhjaa8dnoK4
Trailer in francese: https://www.youtube.com/watch?v=9XUev4LtKk0
Premi: Cinemambiente 2021
Regista
Aïssa Maïga è nata il 25 maggio 1975 a Dakar, in Senegal. Suo padre di origine maliana, giornalista politico alla Jeune Afrique, ha deciso di lasciare il Mali per stabilirsi a Parigi nel 1979. Ma è morto improvvisamente e l'ha lasciata orfana all'età di 8 anni.
La giovane Aïssa è stata poi cresciuta da suo zio e sua zia nel 12° arrondissement di Parigi. Sua madre, una senegalese rimasta a Dakar, ricompare nella sua vita solo una decina di anni dopo.
Aïssa Maïga è conosciuta dal grande pubblico come attrice, soprattutto a partire dal 2005 con il film “Le bambole russe” di Cédric Klapisch, l’anno successivo con “Bamako” di Abderrahmane Sissako, viene nominata al César come migliore speranza femminile. Lavora poi con numerosi registi quali Michael Haneke, Alain Gomis, Michel Gondry, Dominique Cabrera, Cristina Comencini.
Nel 2008 infatti viene chiamata dalla regista italiana a interpretare il ruolo di protagonista in una commedia tutta italiana: in “Bianco e nero” è l'amante di Fabio Volo, elemento dirompente nella routine di un matrimonio.
Nel 2009 è apparsa in “Diamond 13” con Gerard Depardieu e ha iniziato a dedicarsi all'attività di regista firmando, nel 2021, il suo primo lungometraggio con Marcher sur l’eau che è il suo esordio alla regia.
Aïssa Maïga è impegnata in Africa con progetti sostenuti da AMREF e altre ONG.
Il film
Si è aggiudicato il riconoscimento più importante di Cinemambiente 2021, il Premio Asja Energy per il miglior documentario della sezione internazionale.
“Marcher sur l’eau” è ambientato in un villaggio nel nord del Niger, regione dell'Azawak, in una delle zone più colpite al mondo dal riscaldamento globale.
I fatti raccontati e le persone protagoniste sono del tutto reali. Il film è la storia di Houlaye, una quattordicenne di Tatiste che si trova costretta ad abbandonare la scuola e assumere ruoli adulti per affrontare le difficoltà e accudire i suoi fratelli.
Nel suo villaggio l’acqua scarseggia per la maggior parte dell’anno. Per procurarsela i suoi abitanti sono costretti a camminare per decine di chilometri a piedi per raccoglierla nei vari pozzi disseminati nel deserto. Questo compito spetta principalmente alle donne e ragazze.
Gli uomini, invece si occupano dell’allevamento del bestiame che rappresenta la principale fonte di reddito di questa popolazione, assieme ai lavori saltuari che gli adulti vanno a svolgere periodicamente nelle città.
Houlaye frequentava la scuola, ma è costretta ad abbandonarla perché la mamma deve recarsi in città per lavorare. Il padre a sua volta è lontano dal villaggio con il bestiame alla ricerca di pascoli più verdi e ritornerà prima della stagione delle piogge.
Houlaye si trova quindi a dover fare le veci della madre con i fratelli e le sorelle più piccole.
In questa comunità tutti i ragazzi, piccoli e grandi alternano le lezioni a scuola con il gioco e con le mansioni domestiche, compreso l’approvigionamento dell’acqua.
Houlaye cerca di essere adulta, ma non smette di pensare alla madre: al tempo recente passato assieme, agli abbracci di quando era piccola.
La notte, all’aperto, Houlaye fissa il cielo nella speranza che tutto si sistemi e possa ritornare a quella serenità tanto desiderata.
La beffa è che sotto il villaggio scorre una falda acquifera di migliaia di chilometri quadrati che solo grazie al sostegno della Ong Amman Imman: Water is life, sarà possibile sfruttare costruendo un pozzo in modo che la comunità locale possa gestirlo.
La speranza quindi passa nell’attesa che il Dipartimento delle Acque e dell’Igiene del Niger, approvi la richiesta mossa dagli abitanti, di un pozzo trivellato da installare nel villaggio. Una soluzione che risolverebbe molte delle problematiche interne alla comunità. Prima fra tutti eliminerebbe la necessità dei lunghi viaggi. E, di conseguenza, darebbe ai figli la possibilità di frequentare con costanza la scuola.
Quest’ultima rappresenta la loro maggior speranza per un futuro più normale e sereno. Il maestro insegna sia ai bambini che agli adulti il valore della propria terra e del mondo che la circonda. Diviene la coscienza attiva di Tatiste, nella quale tutti, compreso il capo villaggio, concentrano le proprie speranze per il futuro.
Il Maestro personifica il concetto che con la conoscenza e la comprensione, unite al senso forte di comunità è, è possibile nutrire delle concrete speranze per l’avvenire.
La storia del film è raccontata con empatia e con una “bellissima fotografia del deserto”, immagini coinvolgenti che hanno richiesto alla regista un lungo periodo di lavoro e permanenza all’interno della comunità, come lei stessa ha raccontato commossa durante il collegamento streaming della premiazione. A cinemAmbiente 2021: “Io sono emigrata dall’Africa quando ero molto piccola e ho avuto occasioni che tante persone di lì non avranno mai”, ha raccontato Maïga. “Con questo film ho voluto dare voce alle persone dimenticate per cercare di rendere loro un po’ di giustizia”.
Leggi/scarica la scheda del film in formato pdf.
Triciclo – luglio 2023